L’elisoccorso, è sempre stata una punta di diamante del soccorso tricolore, tanto che i nostri uomini sono addirittura stati chiamati in Cina per spiegarne le tecniche principali di questo complesso mestiere. Allo stesso tempo, come ogni servizio, specialmente se di èlite, richiede personale specializzato e mezzi dalle prestazioni elevate. Questo, comporta anche costi elevati. Costi che negli ultimi anni, sempre più spesso, si sta pensando di addebitare a coloro che richiedono un intervento di soccorso per una causa non “accidentale” ma ben sì “voluta”.

L’utente, dovrebbe dunque sostenere una compartecipazione delle spese dell’intervento qualora lui e le sue azioni fossero in un certo senso la causa diretta del suo male. Praticando uno sport estremo, ad esmepio, si è perfettamente a conoscenza dei rischi ai quali si va in contro.

L’obiettivo è quello di valorizzare l’operato del Soccorso alpino e speleologico (Cnsas) del Friuli Venezia Giulia e potenziarne le funzioni di coordinamento negli interventi di soccorso, dandogli dunque un ruolo di riferimento esclusivo per l’attuazione del soccorso sanitario in area montana.

Il provvedimento, tocca in modo piuttosto deciso il tema della compartecipazione alle spese di soccorso e recupero da parte dell’utente, per interventi di trasporto e soccorso in due casi

  1. Quelli privi di emergenza sanitaria
  2. Quelli con emergenza sanitaria in caso di eventi legati alla pratica di sport estremi. In quest’ultimo caso viene però a configurarsi un problema di scelta delle attività sportive a maggior rischio, attività che spesso comportano complesse operazioni di recupero dell’infortunato. In questo caso le nuove norme del Friuli Venezia Giulia prevedono una compartecipazione anche qualora l’intervento sia seguito da ricovero e accertamenti sanitari.

 

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